AREZZO – Arezzo è la città delle fontane spente. I Popolari per Arezzo lamentano il fatto che la maggior parte delle fontane cittadine risultino a secco di acqua e, di conseguenza, abbiano perso la loro monumentalità e il loro fascino. L’arrivo del caldo e della stagione turistica poteva rappresentare l’occasione per recuperarne la funzionalità e per dotare la città di un maggior senso estetico, un’accortezza che è invece mancata. Camminando nel centro storico è possibile trovare spente le storiche fontane con la Chimera antistanti alla stazione, la fontana in piazza Sant’Agostino, la fontana in piazza Grande e la fontana in piazza del Popolo, ma uscendo dalle mura cittadine spicca anche la fontana di piazza Giotto ridotta ad uno stagno. Dopo un lungo periodo di stop è invece ripartita la fontana di piazza Risorgimento.
I Popolari per Arezzo ritengono che alcune di queste opere siano veri e propri monumenti progettati per arricchire e abbellire il contesto urbano che li ospita, dunque richiedono all’amministrazione un impegno per trovare soluzioni rapide ed adeguate. La necessità è di superare i guasti tecnici o strutturali alla base dello spegnimento delle fontane per recuperare il decoro cittadino, per rendere la città più gradevole agli aretini e ai turisti, e per non vanificare gli investimenti eseguiti nel corso dei decenni per la loro realizzazione. Il rischio è infatti di registrare episodi di degrado e inciviltà come le scritte che imbrattano la fontana di piazza del Popolo. «La manutenzione e la cura del patrimonio architettonico – commenta Andrea Gallorini, presidente dei Popolari per Arezzo, – dovrebbero essere tra le priorità dell’amministrazione, dal momento che il decoro urbano è il primo biglietto da visita della città. Siamo consapevoli che nel corso degli anni sono stati individuati e resi noti i problemi che hanno causato tale situazione, ma le fontane rappresentano importanti elementi d’arredo e, a livello turistico, non giova sicuramente presentare Arezzo come la città delle fontane spente».
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Sicurezza, occorrono misure concrete di controllo del territorio
AREZZO – Una città sicura è piacevole da vivere, favorisce le relazioni, stimola la fruizione e il rispetto degli spazi pubblici. Arezzo vanta aree verdi, parchi, piazze e luoghi d’incontro, ma la valorizzazione di questa potenziale ricchezza è limitata da un senso di insicurezza e di degrado percepito da tanti cittadini e testimoniato da numerosi episodi di microcriminalità come furti, scippi, spaccio, violenze verbali e fisiche. I Popolari per Arezzo tornano così a chiedere all’amministrazione di attuare misure utili per aumentare la sicurezza e la vivibilità di alcuni quartieri cittadini, potenziando il pattugliamento e il presidio di zone ritenute a rischio come Saione, San Donato, il parco Pionta o i giardini del Porcinai. Un maggior controllo del territorio, unito ad un miglioramento dell’illuminazione e ad un incremento delle videocamere di sorveglianza, rappresenterebbe infatti la prima strategia per scongiurare alcuni piccoli fenomeni di microcriminalità e per garantire maggior serenità ai cittadini. Una delle esigenze di cui i Popolari per Arezzo da anni sono portavoce è di riportare un presidio fisso della Polizia Municipale nei luoghi maggiormente sensibili, come nel quartiere di Saione, per prevenire eventuali rischi e per garantire un pronto intervento in caso di bisogno «A cosa serve avere una città con tanti luoghi di incontro e di aggregazione, se poi si percepiscono timori nel viverli attivamente? – chiede Giovanni Grasso, vicepresidente dei Popolari per Arezzo. – La sicurezza non deve rimanere uno slogan e, di conseguenza, è necessario investire con programmazione e lungimiranza per aumentare la serenità dello stare ad Arezzo. In questo senso, potrebbe essere utile prevedere momenti di partecipazione e condivisione degli spazi comuni, organizzando occasioni di incontro e di cittadinanza attiva per far rivivere le zone ritenute a maggior rischio in collaborazione con mondo associativo, parrocchie, istituzioni economiche e imprenditoriali».
Tra le possibili proposte, i Popolari per Arezzo invitano l’amministrazione a valutare l’utilizzo dei droni per aumentare il senso di sicurezza. Questo strumento sarebbe dotato di videocamera e potrebbe dunque rappresentare un supporto per le attività di controllo e di monitoraggio del territorio, svolgendo una funzione preventiva e dissuasiva. «Arezzo – aggiunge Grasso, – potrebbe essere tra le città pilota per verificare la fattibilità e l’efficacia dello strumento dei “droni-agenti”».
Un convegno sulla comunicazione sociale sui social network
AREZZO – Le giuste strategie per la comunicazione sociale al tempo dei social network sono il tema di un convegno organizzato dai Popolari per Arezzo. L’appuntamento è in programma sabato 24 giugno, dalle 17.00, presso la sala conferenze di Casa Petrarca in via dell’Orto, e vedrà come relatori il professor Giampiero Gamaleri della Pontificia Università della Santa Croce di Roma e il giornalista Vincenzo Spagnolo di Avvenire. Il convegno, dal titolo “Parole e immagini nell’epoca dei social network”, si pone in scia al percorso fotografico di “Vite sparse” che, curato da Massimo Soletti, ha tappezzato le strade cittadine con manifesti raffiguranti situazioni di povertà, luoghi abbandonati ed emergenze abitative. Questa particolare mostra ha rappresentato il pretesto per portare alla luce alcune problematiche che interessano Arezzo e per stimolare una maggior sensibilità politica nei loro confronti, trovando ora seguito con un incontro per spiegare le modalità corrette ed etiche per trattare le tematiche sociali sui social network e sui vari canali comunicativi per evitare strumentalizzazioni o banalizzazioni che alimentano un clima di divisione e di disinteresse. Il convegno, moderato dalla giornalista Barbara Perissi, sarà aperto dai saluti del presidente dei Popolari per Arezzo Andrea Gallorini e del vicepresidente Giovanni Grasso. «Negli ultimi mesi – spiega Gallorini, – sempre più spesso ci siamo trovati a non condividere i termini e le modalità per parlare di sociale da parte di chi amministra la città. L’uso della rete sta trasformando la politica sociale in una politica social, con il forte rischio di strumentalizzazioni e di cattiva informazione, dunque il convegno nasce con l’ambizione di riflettere sull’etica da tenere nell’utilizzo dei più moderni strumenti di comunicazione».
Tutto questo sarà affrontato attraverso l’esperienza quotidiana di Gamaleri e Spagnolo che porteranno il loro contributo professionale per approfondire una tematica tanto delicata e sensibile in cui parole e immagini hanno un peso decisivo. Le immagini, infatti, sono la prima forma per attirare l’attenzione degli utenti dei social: qual è il loro miglior utilizzo? I social, inoltre, permettono ai cittadini di esprimere in prima persona la loro opinione, senza filtri né mediazioni, eludendo i più strutturati canali della comunicazione tradizionale; ognuno può svolgere un’azione politica e fare opinione, ma allo stesso tempo è forte il rischio di una deriva populista e ideologica. «I social – aggiunge Grasso, – hanno la potenzialità di permettere ad ognuno di condividere e di rendere noto il proprio pensiero, ma questa legittima azione diventa pericolosa quando si affrontano tematiche sensibili come quelle sociali. L’incontro ha l’obiettivo di formare e sensibilizzare verso quelle strategie necessarie per comunicare in rete, dunque rivolgiamo l’invito a partecipare alla cittadinanza e agli amministratori».