AREZZO – La scelta di chiudere la scuola materna di Matrignano è difficilmente giustificabile. I Popolari per Arezzo esprimono forti perplessità per una decisione che cozza con il programma triennale delle opere pubbliche approvato nel corso dell’ultimo consiglio comunale che prevedeva un intervento di 600.000 euro di priorità “1”, dunque di massima priorità, per l’adeguamento strutturale dell’asilo con lavori da eseguire già a partire da quest’anno. Questo rappresentava un segnale importante riguardo alla volontà e alla necessità di intervenire per garantire qualità e sicurezza alle famiglie e alla comunità locale. I lavori per Matrignano, tra l’altro, andavano ad integrarsi con altri interventi simili che, impiegando importi altrettanto rilevanti e sfruttando anche le risorse provenienti dal bando governativo di riqualificazione urbana, riguardavano la messa in sicurezza dei solai della scuola elementare Masaccio e della scuola materna Modesta Rossi.
Alla luce di questo dietrofront, i Popolari per Arezzo chiedono all’amministrazione di chiarire come mai questo cambiamento circa l’intervento e come sia stato possibile introdurlo in un piano discusso da soli pochi giorni e approvato in consiglio comunale, dimostrando la mancanza di un progetto politico organico e lungimirante. «Questo cambiamento é una vera e propria scelta politica di cui l’amministrazione deve assumersi la responsabilità – commenta Massimo Soletti dei Popolari per Arezzo. – La decisione è stata giustificata dall’indisponibilità di risorse economiche, ma allora come si spiega il suo inserimento nel piano delle opere pubbliche? E come mai sono state aperte le iscrizioni se questi problemi erano già noti? E cosa ne sarà dell’edificio che ospita la scuola materna? E per cosa verranno utilizzati i 600.000 euro stanziati e votati per Matrignano? In questa vicenda emerge una lunga serie di contraddizioni che l’amministrazione comunale ha il dovere di chiarire ai cittadini e alle famiglie coinvolte».
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Il Comune investa sull’area archeologica a Castelsecco
AREZZO – L’area archeologica di San Cornelio rappresenta un tesoro di inestimabile valore per la storia di Arezzo, dunque l’amministrazione comunale deve contribuire al suo definitivo rilancio. I Popolari per Arezzo stimolano le istituzioni a garantire sostegno concreto agli sforzi dell’associazione Castelsecco presieduta da Mario Bruni, attivando interventi volti a rendere il luogo accessibile e gestibile per tutte le iniziative e gli eventi che vi verranno organizzati. Dalla manutenzione per organizzare lo spazio a verde pubblico alla sistemazione dei vari ambienti, compresi quelli di accesso, una serie di interventi puntuali e costanti basterebbero per contribuire alla piena valorizzazione dell’area. Il potenziamento di servizi minimi come l’acqua e la luce, inoltre, consentirebbe il mantenimento e la preservazione di quanto è rimasto dalla lontana epoca etrusca, cercando di salvarlo dall’incedere della natura che si riappropria di quanto l’uomo abbandona.
I Popolari per Arezzo, ringraziando l’associazione Castelsecco per l’impegno e l’operato che hanno tolto dall’oblio questa importante eredità etrusco-romana, ribadiscono l’importanza di recuperare pienamente alla fruibilità dei cittadini questo luogo come occasione per approfondire e riappropriarsi delle proprie origini, della propria cultura e della propria socialità, coinvolgendo sempre più scuole, enti e realtà associative e culturali del territorio. «Non occorrono grandi dispendi di risorse – puntualizza Andrea Gallorini, presidente dei Popolari per Arezzo, – ma solo e semplicemente un piano dedicato alla manutenzione per tornare a valorizzare un’area ricca di storia come Castelsecco. Lontano dal centro abitato e immerso nella natura, si tratta di un luogo di raccoglimento, meditazione e preghiera, ma anche di celebrazione, che deve tornare a vivere ospitando sempre più eventi di alto livello culturale e sociale. Come aretini, infatti, è importante riscoprire le nostre radici e la nostra storia con momenti rievocativi, di studio o di approfondimento».
Dal Pionta a via Malpighi, i dubbi sul programma delle opere pubbliche
AREZZO – L’amministrazione non ha definito con chiarezza le sorti di alcune aree della città. I Popolari per Arezzo esprimono perplessità in merito alle discussioni in consiglio comunale su bilancio, documento unico di programmazione e programma triennale delle opere pubbliche che, prevedendo l’utilizzo anche delle risorse derivanti dal bando governativo per la riqualificazione delle periferie, lasciano tanti dubbi e non spiegano chiaramente come verrà ridisegnato il futuro del territorio aretino. L’associazione lamenta come le recenti situazioni di degrado e insicurezza che regnano in numerose zone cittadine non abbiano trovato risposte adeguate, mancando un reale programma di valorizzazione e di rilancio per il Pionta o per quartieri come Saione e Pescaiola. I Popolari per Arezzo hanno rivolto un’attenzione particolare alla riqualificazione dei parchi pubblici appurando come, ad esempio, il programma triennale delle opere pubbliche 2017-2019, comparato con quello precedente, non contenga idee, progetti d’intervento e risorse per il Pionta provenienti dal bando governativo. Per questo importante parco cittadino sono stati stanziati 250.000 euro relativi al solo 2019 e riguardanti illuminazione e vialetti. «L’emergenza è attuale – commenta Massimo Soletti dei Popolari per Arezzo. – Fino al 2019 cosa sarà fatto? Sono sufficienti questi interventi ristretti per un’area come quella del Pionta che necessita di un rapido e lungimirante percorso di recupero?».
Le risorse governative hanno permesso di anticipare interventi per altre aree verdi o di prevederne di nuovi, incrementando rispetto al passato gli importi destinati alla riqualificazione del parco Arno e del parco Ducci. La messa in sicurezza e il recupero di quartieri periferici come Saione e Pescaiola attraverso l’incremento dell’illuminazione, il potenziamento della video-sorveglianza, la realizzazione di marciapiedi e la predisposizione di aree d’incontro hanno invece ricevuto la priorità “3”, cioè la priorità minima. Nel programma triennale delle opere pubbliche, infine, non è rientrata la questione dell’amianto e delle case popolari di via Malpighi, perdendo l’occasione di destinare a questi ambiti una quota dei fondi della riqualificazione urbana del governo che avrebbe permesso di dare concretezza all’intervento e di seguire il felice esempio di altri comuni che hanno destinato importanti risorse per operazioni simili a queste. «Si tratta di un’occasione persa per dare inizio ad una reale e istituzionale soluzione al problema dell’amianto nel caso specifico di via Malpighi – aggiunge Soletti, – senza dover attendere l’incerta attuazione di una petizione popolare e senza rischiare ulteriori deresponsabilizzazioni riguardo alle competenze sull’intervento».