AREZZO – Tra le principali espressioni della storia di Arezzo rientra la cinta muraria che abbraccia l’intero centro cittadino. Lunghi tratti di questa monumentale opera giacciono però da molto tempo in stato di incuria e degrado, con la vegetazione alta e con qualche rischio per la sicurezza testimoniato dalle numerose transenne che ne costellano il perimetro. Alla luce di questa situazione, i Popolari per Arezzo chiedono un pronto intervento all’amministrazione per avviare un’opera di manutenzione dei vari punti critici, per una riqualificazione che possa dare nuova dignità alle mura e che possa migliorare l’immagine cittadina agli occhi dei turisti e degli stessi aretini. «La cinta muraria – commenta il presidente Andrea Gallorini, – è il simbolo del nobile passato della città di Arezzo e non può essere lasciata nell’attuale stato di abbandono».
Con la consapevolezza che sono assenti le risorse economiche per grandi interventi di restauro, in una prima fase sarebbe sufficiente provvedere ad una cura del verde dal momento che questo si presenta spesso incolto: piante e alberi sono infatti cresciuti sulle stesse mura verticali, denotando un’assenza di manutenzione che dura da anni. In contemporanea si rende necessaria la messa in sicurezza delle zone che presentano qualche pericolo. Oltre alla recinzione fissa posta intorno al bastione San Bernardo nell’area dell’Eden, camminando lungo la base della cinta è possibile imbattersi in numerose transenne che, ancora in piedi o riverse a terra, ne limitano l’avvicinamento e indicano un segnale di pericolo. Queste barriere dovrebbero essere solo un’opera di segnalazione provvisoria in vista di un pronto intervento, mentre in numerosi casi sono presenti ormai da molto tempo. «La manutenzione ordinaria della cinta muraria – aggiunge Giovanni Grasso, vicepresidente dei Popolari per Arezzo, – deve configurarsi come un intervento puntuale e continuativo nel tempo: attraverso piccole opere è possibile evitare il degrado delle mura e garantire una dignità che giova ai cittadini e ai turisti».
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Quale sarà il futuro della fortezza medicea?
AREZZO – Qual è il futuro che l’amministrazione ha pensato per la fortezza medicea? A sollevare la domanda sono i Popolari per Arezzo che, passato l’entusiasmo per la riapertura della fortezza, si interrogano sui progetti volti a farla vivere restituendola pienamente agli aretini o facendone un polo di attrazione per i turisti. Questa struttura ha infatti le carte in regola per diventare un luogo capace di rivitalizzare tutta la parte più alta del centro storico, creando movimento e aggregazione attraverso la promozione della cultura e di tanti altri eventi rivolti a persone di tutte le età. Al momento invece, oltre al percorso espositivo de “Il sogno di Theimer”, sono poche le iniziative in programma, dunque si configura una realtà troppo povera rispetto alle reali potenzialità dello spazio. «Arezzo può ora vantare una location di eccezionale bellezza – spiega il vicepresidente Giovanni Grasso, – ma non è chiaro quale sarà la sua vera vocazione. Se la fortezza è pensata come un luogo di richiamo per i turisti, allora l’amministrazione doveva impegnarsi in una campagna di marketing e di promozione capace di valorizzarla per attirare visitatori: in questo caso possiamo affermare che si sono perse le grandi possibilità economiche e di visibilità legate al periodo estivo. Se invece la priorità va agli aretini, allora è necessario fare in modo che questi la vivano e la sentano propria». Le soluzioni dei Popolari per Arezzo per farne un luogo attrattivo per i cittadini sono due: la prima fa riferimento ad un ampliamento dell’orario di apertura notturno per favorire l’aggregazione e il passeggio nelle ore più fresche, mentre la seconda richiede la predisposizione di un calendario di eventi dedicati a teatro, musica, presentazioni di libri e tanto altro ancora. Per raggiungere questo obiettivo si rende però necessario un coinvolgimento di associazioni economiche e culturali della città, strutturando sinergie in grado di far vivere la fortezza tutto l’anno e non solo in occasione di sporadici eventi spot.
Amianto, un problema inascoltato e irrisolto da anni
AREZZO – La problematica dell’amianto nel territorio comunale è venuta alla luce con il maltempo di mercoledì, evidenziando la gravità di una situazione che da anni necessitava in città di una decisa e seria azione di bonifica. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che, già nel dicembre 2014, si rivolsero alla precedente amministrazione comunale chiedendo un intervento per liberare la città dall’eternit, il “minerale diabolico” definito mortale dalla ricerca medico-scientifica e messo al bando nel 2000 dall’Unione Europea. Due anni fa, i Popolari per Arezzo giustificarono questa proposta scrivendo del rischio di “fenomeni meteorologici violenti come le trombe d’aria che, in pochi minuti, rendono pericolose le strutture in eternit non ancora messe in sicurezza”, mentre ora si potrebbe verificare un nuovo problema: il ritorno del caldo che renderebbe ancor più pericolose le polveri sparse per la città.
Nonostante tale pericolo per la salute pubblica, l’esortazione è rimasta inascoltata e l’amministrazione non ha mai attivato una forte politica di gestione e di rimozione dell’amianto esistente per tutelare la salute dei cittadini e per prevenire eventuali problematiche come quelle dei giorni scorsi. L’esposizione all’amianto continua ancora oggi ad essere presente nel territorio aretino in materiali di rivestimento, condutture idriche, vecchi serbatoi dell’acqua, tetti di edifici pubblici e privati, discariche a cielo aperto e manufatti rurali. I Popolari per Arezzo rilanciano dunque la proposta di prevedere una collaborazione tra amministrazione, Asl e Arpat per avviare una laboriosa ma obbligatoria opera di censimento delle strutture contenenti ancora eternit, iniziando dagli edifici pubblici per passare poi ai privati. «Per velocizzare questa pratica – ricorda il presidente Andrea Gallorini, – avevamo proposto il coinvolgimento degli stessi cittadini attraverso azioni di informazione, sensibilizzazione e collaborazione. La predisposizione di una mail o l’attivazione di un apposito numero telefonico, seguiti da un’efficace campagna di comunicazione, permetterebbero infatti di auto-notificare le singole posizioni e di integrare le doverose rilevazioni avviate dalle istituzioni». Questa prima azione deve essere seguita da un’attenta opera di valutazione e di monitoraggio tecnico sul grado di usura delle singole strutture, operando secondo una logica che assicuri la precedenza a tutti gli ambienti di vita e di lavoro umano. Il Comune, da parte sua, dovrà invece assumere l’onere di aiutare dal punto di vista burocratico e logistico tutti quei cittadini intenzionati a sanare le loro strutture, garantendo così un’importante forma di prevenzione per altri bruschi cambiamenti metereologici.