AREZZO – I Popolari per Arezzo commentano negativamente la proroga concessa a Nuove Acque per la gestione del servizio idrico. Tale giudizio è relativo sia al metodo utilizzato dalla conferenza dei sindaci dell’ATO4 per assumere la decisione, che al merito della questione che contraddice alcune premesse della vigilia e ogni promessa orientata alla ripubblicizzazione del servizio. Per quanto riguarda il metodo, i Popolari per Arezzo lamentano l’assenza di una reale discussione sul tema attraverso il coinvolgimento dei consigli comunali e l’ascolto dei territori. In questo senso, l’associazione avrebbe ritenuto opportuno rinviare la discussione di uno o due mesi per affrontare con maggior serenità e condivisione tale argomento tanto importante per la collettività essendo l’acqua un bene essenziale, prevedendo così un dibattito più strutturato in grado di coinvolgere enti, associazioni, comitati e cittadini.
Nel merito della decisione, invece, i Popolari per Arezzo esprimono contrarietà alla proroga ad un gestore che finora non si è mostrato all’altezza dell’importante compito che gli è stato affidato e che, al contrario, è responsabile dei continui rincari delle tariffe. Questa soluzione tradisce nuovamente la richiesta referendaria della ripubblicizzazione e, anche in prospettiva, va contro al sentimento comune della comunità aretina e delle categorie economiche che avevano espresso parere contrario. «Costatiamo con preoccupazione come tale proroga alla gestione del servizio – chiosano i Popolari per Arezzo, – scadrà in precisa concomitanza con quella di altre aziende che si occupano dell’acqua, come Publiacqua. Il nostro timone è che tutto ciò possa portare verso una manovra propedeutica alla creazione dell’ennesimo “carrozzone” di area vasta che avrà la responsabilità della gestione idrica, spalmando le perdite pregresse come è già stato fatto in passato per altri servizi pubblici».
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Arezzo necessita di ritrovare la propria identità turistica
AREZZO – Il rilancio turistico di Arezzo deve passare attraverso il grande patrimonio culturale e artistico del suo territorio. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che, pur riconoscendo il positivo impatto in termini di presenze degli attuali appuntamenti natalizi o di Back in Time, criticano la giunta per non essere riuscita in due anni e mezzo di operato a canalizzare importanti flussi di visitatori verso le ricchezze del centro storico e a diffondere in Italia e nel mondo l’immagine di una città da visitare con calma e in serenità. In questo senso, l’associazione esprime contrarietà alla logica dei grandi eventi intrapresa dall’attuale giunta che rappresentano occasioni isolate per catalizzare grandi folle di persone ma che non sono accompagnati da una strategia coerente e lungimirante per veicolarne l’identità e i tesori artistici. «La promozione di Arezzo non può passare esclusivamente dall’organizzazione di eventi spot che, molto spesso, sono stati legati al cibo – spiega Massimo Soletti. – A mancare è l’inserimento della città in più proficui circuiti turistici, capaci di catalizzare costantemente visitatori nell’interesse di tutto il territorio».
Gli eventi organizzati dall’attuale amministrazione hanno privilegiato prevalentemente location come la fortezza e piazza Grande, permettendo così ad una parte della città alta di essere affollata e riscoperta. I Popolari per Arezzo esprimono però preoccupazione perché si tratta di iniziative che catalizzano migliaia di persone in singole giornate ma che non forniscono soluzioni all’esigenza di far vivere il centro storico per tutto l’anno e di dare ossigeno alle sue attività commerciali. L’associazione ritiene necessario iniziare ad operare anche in altre zone della città come quella di San Domenico che è rimasta ai margini nonostante un altissimo potenziale turistico dovuto alla presenza del Crocifisso di Cimabue, di Casa Vasari e del vicino parcheggio Pietri. In questo senso potrebbero essere previste, nel corso degli eventi, aperture straordinarie e gratuite dei musei e delle altre ricchezze cittadine per favorirne la scoperta e la visita. Nel frattempo, i Popolari per Arezzo ritengono necessario maturare una più radicata cultura istituzionale che consenta di sopperire alla mancanza di risorse attraverso la creazione di sinergie tra soggetti pubblici e privati, con l’amministrazione che ha il dovere di sostenere, ad esempio, il lavoro svolto da enti quali la Camera di Commercio e Arezzo Fiere e Congressi per sviluppare occasioni di turismo fieristico. «Le monumentali Logge Vasari richiedono manutenzione – conclude Soletti. – Alcuni spazi dell’ex tribunale risultano ancora inutilizzati e potrebbero essere valorizzati. Il restauro dello splendido polittico della Pieve realizzato da Lorenzetti fatica a proseguire e a tornare una preziosa risorsa turistica. È necessario trovare risorse per la manutenzione e la cura dei nostri beni, con la consapevolezza che per fare grande Arezzo bisognerebbe iniziare a valorizzare quello che già la città possiede».
Responsabilità e unità per rapportarsi con la nuova banca
AREZZO – Il nome della banca di Arezzo ha perso ogni riferimento alla sua identità storica, ma questo non deve impedire al nuovo istituto di dimostrare fin da subito attenzione al territorio. I Popolari per Arezzo auspicano che, tralasciando il dibattito sulla scarsa attinenza tra la denominazione sociale e le radici della banca, il nuovo management confermi quella sensibilità necessaria per sostenere le aziende, le economie e le associazioni locali, andando lentamente a ricreare quel rapporto di fiducia con la città avviato a fine ‘800 dalla Banca Mutua Popolare Aretina e consolidato nel corso degli anni da Banca Popolare dell’Etruria, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, e Banca Etruria. In questa fase, diventa necessaria un’unione tra tutte le realtà del territorio di Arezzo che dovranno farsi garanti degli interessi e delle necessità del territorio per stimolare l’azione e la presenza concreta della nuova banca. I Popolari per Arezzo richiamano istituzioni politiche, sindacali ed economiche alla responsabilità di fare squadra per lottare per tutelare il futuro dei dipendenti della vecchia Banca Etruria e per favorire quegli investimenti necessari per lo sviluppo dell’economia aretina. «La nuova banca – commenta il presidente Andrea Gallorini, – deve conservare e difendere i settori più importanti della finanza locale, a partire dall’oreficeria, deve rassicurare i dipendenti e deve canalizzare investimenti e risorse sul territorio, perseguendo in sinergia con gli enti locali quegli obiettivi strategici dell’economia nell’interesse del lavoro e dei giovani. In quest’ottica, diventa importante chiarire anche il ruolo funzionale che avrà la sede direzionale di via Calamandrei dal momento che rischia di subire i maggiori tagli, impoverendo ulteriormente la nostra città».
I Popolari per Arezzo rinnovano dunque l’invito alle realtà territoriali a riunirsi per ragionare del futuro della città. Un tavolo di incontro tra Comune, Provincia, Curia Vescovile, Prefettura, Camera di Commercio, associazioni di categoria, sindacati e istituzioni politiche rappresenterebbe un positivo segnale per trovare unità d’intenti e per portare avanti battaglie comuni per rendere più forte il territorio e la sua economia. Tra queste, ad esempio, una priorità è rappresentata dal necessario mantenimento della sede della Camera di Commercio per evitare un ulteriore e progressivo impoverimento di Arezzo e del suo territorio, come già successo con il depotenziamento della Asl. «Nessuna comunità – aggiunge Gallorini, – esce da momenti di difficoltà come quelli recentemente attraversati dal nostro territorio senza far tesoro degli errori pregressi, senza trovare una reale unità d’intenti e senza difendere la propria dignità politica, economica e sociale, con spirito di responsabilità e sussidiarietà che finora spesso ad Arezzo è mancato a favore degli interessi di parte. La nostra comunità dovrà porsi nei confronti del management della nuova banca con uno spirito di collaborazione e di coesione necessario per una reale crescita del territorio».