Lo statuto di Coingas modificato senza l’autorizzazione del Comune

Scatizzi5AREZZO – La modifica dello statuto di Coingas è avvenuta senza l’autorizzazione del consiglio comunale di Arezzo. A presentare il problema sono i Popolari per Arezzo che, in un’interrogazione rivolta al sindaco Giuseppe Fanfani e all’assessore alle partecipate Paola Magnanensi, hanno evidenziato come tale operazione di Coingas non abbia considerato l’opinione del Comune, l’organo pubblico che ha il controllo della società. La modifica in questione, decisa nell’ultima assemblea straordinaria, rende possibile l’ingresso nel capitale sociale di Estra di un socio privato, equiparando così Coingas alla pratese Consiag e alla senese Intesa (gli altri due soci a capitale pubblico di Estra). Tale revisione ha inoltre modificato lo status di Estra permettendole di sottrarsi dalla norme che regolano le società a totale capitale pubblico. «Queste decisioni – spiega il consigliere comunale Luigi Scatizzi, – sono giustificate dall’entrata nel contesto azionario di Estra di Eta3, una società che al suo interno ha anche un socio non pubblico come Edison Spa. Alla luce del peso insignificante che Edison avrà all’interno di Estra, riteniamo che il vero scopo dell’operazione sia principalmente quello di far uscire la stessa Estra dallo status di società a capitale interamente pubblico, garantendole la possibilità di svincolarsi dalle norme che regolano i rapporti tra i soci e la gestione pubblica». Questa modifica statutaria porta un cambiamento strategico nel posizionamento dell’azienda, dunque doveva essere soggetta alla preventiva autorizzazione dei consigli comunali a cui competono per legge gli indirizzi da assegnare alle aziende partecipate come Coingas. I Popolari per Arezzo hanno così chiesto all’amministrazione di interessarsi sulle reali motivazioni dell’operazione e, soprattutto, sulle cause per cui non è stata contemplata. «Il Comune deve conoscere le operazioni di ogni sua partecipata – conclude Scatizzi, – dunque deve ottenere tutte le informazioni sulla governance della società, conoscendo i nuovi patti parasociali tra i soci pubblici e le modalità per il rinnovo degli incarichi di vertice».

Ingiustificati gli aumenti dei costi per il servizio dei rifiuti

RifiutiAREZZO – Gli aumenti dei costi della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti non sono giustificati. Ad affermarlo sono i Popolari per Arezzo che in un’interrogazione a Franco Dringoli, assessore al ciclo dei rifiuti e della raccolta differenziata, hanno espresso perplessità circa il rincaro dei costi che i cittadini sono stati chiamati a sostenere nella Tari. Per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento nell’area di gestione di Arezzo, infatti, nel 2014 il servizio si sta svolgendo con le stesse modalità del 2013 e dunque senza aumenti effettivi dei costi, ma nel frattempo si sono ridotte le spese del personale perché una parte delle risorse umane dell’ex Aisa (il direttore, tre funzionari e una segretaria) è stata trasferita a Siena negli uffici della nuova Sei Toscana. Questo spostamento ha portato ad una conseguente riduzione del 73% dell’incidenza del costo sul territorio aretino gestito in precedenza da Aisa. Il sistema tariffario provvisorio per l’anno 2014, infine, è stato presentato da Sei Toscana lo scorso 16 maggio ma i Popolari per Arezzo hanno lamentato il fatto che i consiglieri comunali non ne hanno mai preso visione e non hanno mai discusso la sua approvazione per quanto riguarda l’area aretina. «Questo rincaro è difficile da giustificare perché i costi sostenuti nel servizio sono rimasti gli stessi – spiega il capogruppo Luigi Scatizzi. – Nell’estate del 2013 il vicepresidente di Sei Toscana aveva affermato che a parità di servizio sarebbe stato escluso ogni aumento di costo legato al passaggio da Aisa alla stessa Sei Toscana. Le eventuali future attivazioni del servizio di raccolta porta-a-porta su alcune aree del Comune non possono ad oggi costituire un elemento di rincaro a carico dei cittadini perché l’amministrazione ha dichiarato che la sperimentazione di questo servizio in Arezzo Sud (lungo l’asse viario Olmo-Rigutino-Vitiano) è stata svolta nei mesi scorsi a parità di costo rispetto alla tradizionale raccolta». Tale sperimentazione, interrotta con il passaggio della gestione dei rifiuti da Aisa a Sei Toscana, aveva raggiunto ottimi risultati con punte di differenziata del 68%. Alla luce di questi dati, i Popolari per Arezzo hanno chiesto alla giunta se e quando verrà attivata effettivamente la raccolta porta-a-porta anche in altre zone del Comune. Il programma definito dall’amministrazione era stato sospeso a causa dell’attivazione di Sei Toscana ma, a cinque mesi dalla partenza della nuova società, può ora essere attivato un nuovo progetto per un servizio che svilupperebbe la raccolta differenziata e il riciclo.

Una politica troppo passiva di fronte alle sorti di Banca Etruria

popolari2AREZZO – Le istituzioni devono fare di più per mantenere l’autonomia di Banca Etruria. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che non condividono l’atteggiamento eccessivamente remissivo tenuto dalle amministrazioni locali nei confronti del più importante istituto di credito cittadino. Al gruppo consiliare appare infatti paradossale che il Comune, la Provincia e la politica in generale, pur conoscendo la delicata fase della banca e l’offerta pubblica di acquisto della Popolare di Vicenza, si siano limitati a dichiarazioni tardive e scontate senza dimostrare di voler realmente approfondire e comprendere gli sviluppi della situazione. A nulla, dunque, sembra esser valso lo stimolo dei Popolari per Arezzo che circa due mesi fa in un’interrogazione avevano chiesto al sindaco e alla politica di intervenire per cercare di tutelare la presenza dell’azienda bancaria aretina e delle sue risorse tanto importanti per la crescita economica e sociale del territorio. «La cessione dell’autonomia dell’ente a favore di territori con economie concorrenziali rappresenterebbe un grave problema – ricordano i Popolari per Arezzo. – Arezzo deve continuare a godere dei centri decisionali della politica creditizia della sua banca: la possibilità di perdere tale privilegio priverebbe il territorio di un ente che garantisce investimenti e, soprattutto, che contribuisce alla ricchezza di famiglie e imprese. Le istituzioni non possono più rimanere mere spettatrici di fronte alla possibilità che Banca Etruria venga inglobata da soggetti di altre aree del Paese perché questo comporterebbe interessi e investimenti diversi da quelli attuali». Di primaria importanza è dunque lo sforzo per capire i margini e le possibilità per evitare l’acquisizione di Banca Etruria, conoscendo i parametri imposti da Bankit. Nel frattempo spetta al nuovo management dell’ente il compito di fornire un segno di cambiamento, optando per rinnovate scelte improntate alla sobrietà: è possibile dimostrare attenzione e attaccamento all’azienda anche con la semplice riduzione dei compensi e dei benefit dei dirigenti e del consiglio di amministrazione. A livello politico, rimane invece l’amara constatazione che le istituzioni, soprattutto a livello regionale, si sono finora disinteressate dell’intero settore finanziario arrivando ad una totale perdita di controllo nei suoi confronti. Questo ha comportato che dal 2008 numerosi enti di rilievo nazionale, fiori all’occhiello della regione, siano stati acquisiti da realtà di altri territori: Banca Toscana, Cassa di Risparmio di Firenze, Fondiaria, Monte dei Paschi e, adesso, Banca Etruria. «Nessuno in regione ha effettuato alcuna azione a difesa di questo patrimonio bancario – aggiungono i Popolari per Arezzo. – Noi chiediamo invece un’azione forte e decisa perché la politica non rimanga estranea da queste dinamiche ma si impegni a salvare la finanza toscana».