Proroga del servizio idrico: un errore di metodo e di merito

AREZZO – I Popolari per Arezzo commentano negativamente la proroga concessa a Nuove Acque per la gestione del servizio idrico. Tale giudizio è relativo sia al metodo utilizzato dalla conferenza dei sindaci dell’ATO4 per assumere la decisione, che al merito della questione che contraddice alcune premesse della vigilia e ogni promessa orientata alla ripubblicizzazione del servizio. Per quanto riguarda il metodo, i Popolari per Arezzo lamentano l’assenza di una reale discussione sul tema attraverso il coinvolgimento dei consigli comunali e l’ascolto dei territori. In questo senso, l’associazione avrebbe ritenuto opportuno rinviare la discussione di uno o due mesi per affrontare con maggior serenità e condivisione tale argomento tanto importante per la collettività essendo l’acqua un bene essenziale, prevedendo così un dibattito più strutturato in grado di coinvolgere enti, associazioni, comitati e cittadini.
Nel merito della decisione, invece, i Popolari per Arezzo esprimono contrarietà alla proroga ad un gestore che finora non si è mostrato all’altezza dell’importante compito che gli è stato affidato e che, al contrario, è responsabile dei continui rincari delle tariffe. Questa soluzione tradisce nuovamente la richiesta referendaria della ripubblicizzazione e, anche in prospettiva, va contro al sentimento comune della comunità aretina e delle categorie economiche che avevano espresso parere contrario. «Costatiamo con preoccupazione come tale proroga alla gestione del servizio – chiosano i Popolari per Arezzo, – scadrà in precisa concomitanza con quella di altre aziende che si occupano dell’acqua, come Publiacqua. Il nostro timone è che tutto ciò possa portare verso una manovra propedeutica alla creazione dell’ennesimo “carrozzone” di area vasta che avrà la responsabilità della gestione idrica, spalmando le perdite pregresse come è già stato fatto in passato per altri servizi pubblici».

Società partecipate, il Comune dimostri coraggio

popolari2AREZZO – Nei prossimi mesi sono numerose le società partecipate di Arezzo di cui scadranno gli organi amministrativi, dunque per la nuova giunta del sindaco Ghinelli si prospetta un bel banco di prova per mostrare una reale volontà di cambiamento. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che, da anni, avanzano l’esigenza di avviare una complessa riorganizzazione delle sessantasette società in cui il Comune di Arezzo ha partecipazioni, un numero elevato che implica notevoli costi per il loro mantenimento e per i loro consigli di amministrazione. In attesa di riprendere il processo di razionalizzazione avviato dal consiglio comunale precedente per eliminare gli enti inutili e per abbattere le spese a carico della comunità, intanto un primo passaggio per la nuova amministrazione sarà rappresentato dal cambiamento dei loro vertici. Per rendere questi organi realmente al servizio della città deve infatti essere rotto il filo che li lega alla politica, dimostrando un coraggio che è mancato alle precedenti legislature. Le società partecipate, finora, non hanno premiato le competenze e le doti personali, ma sono state spesso il luogo per assegnare poltrone e favori alla classe politica. «Molte partecipate – spiega Andrea Gallorini, presidente dei Popolari per Arezzo, – sono state configurate come veri e propri “poltronifici”, concessi a persone di fiducia dei partiti o alla classe politica in prepensionamento o in rottamazione. Con queste metodologie di scelta sono stati tenuti in vita meccanismi clientelari che ora la nuova giunta dovrà essere coraggiosa nello scardinare: attendiamo con fiducia l’atto d’indirizzo che definirà i principi da seguire nei prossimi anni». Da Aisa a Nuove Acque, le società partecipate sono responsabili di molti dei servizi di cui godono i cittadini, ma allo stesso tempo anche della maggior parte delle tasse che questi pagano. Alla luce di tale importante ruolo, il loro vertice non può più essere una scelta meramente politica, ma deve considerare le capacità e le attitudini professionali dei nominati perché siano in grado di avviare un cammino trasparente volto all’efficienza e alla riduzione di inutili sprechi e costi. In tale periodo di difficoltà economica e sociale vissuta dalla città, infatti, queste dovrebbero essere le linee guida con cui la giunta deve impostare la scelta dei nuovi consigli di amministrazione. «Occorrono scelte di qualità – aggiunge Giovanni Grasso, vicepresidente dei Popolari per Arezzo. – I presidenti e i loro consigli di amministrazione ricevono lauti stipendi che arrivano direttamente dalle tasche dei contribuenti, dunque il ricollocamento della classe politica deve lasciare spazio all’avanzata di personalità in grado di proporre in modo serio e responsabile i loro servizi alla città».

Un deciso “no” al deposito cauzionale di Nuove Acque

AcquaAREZZO – Iniquo, inaccettabile ed arrogante. Con questi aggettivi i Popolari per Arezzo giudicano il provvedimento deciso unilateralmente da Nuove Acque che prevede sulle già care bollette dell’acqua un ulteriore pagamento di un deposito cauzionale a tutela dei consumi. L’iniquità deriva dal fatto che tale aggravio per i servizi idrici ricade su utenti che correttamente e diligentemente hanno sempre pagato e che, in questo modo, risulteranno puniti per coloro che invece non ottemperano alle scadenze e ai pagamenti. Inoltre la prospettiva è di utilizzare le risorse degli utenti per creare una sorta di fondo svalutazione crediti che non può essere accollato ai consumatori e ai cittadini, soprattutto a quelli virtuosi.
«Quali azioni ha posto in essere la società per il recupero dei crediti? – chiedono i Popolari per Arezzo. – Quale è la composizione e la distribuzione territoriale dell’utenza morosa? Cosa hanno fatto i singoli enti locali di riferimento per supportare con politiche sociali le famiglie che su cui ricadono tali morosità? Cosa ha fatto, invece, Nuove Acque per intervenire in tali situazioni, qualora derivino da importanti motivazioni socio-economiche? Perché una parte degli utili d’esercizio che ogni anno vengono conseguiti dalla società e che solo in minima parte sono distribuiti ai Comuni soci non vengono destinati a costituire un fondo a copertura delle famiglie in difficoltà? Perché tutto deve gravare sui cittadini virtuosi?».
Tale situazione è ritenuta inaccettabile perché è stata decisa senza il consenso dei soci, soprattutto quelli di parte pubblica che non sono stati informati di questa manovra. Se tale misura, invece, è stata assunta dal consiglio d’amministrazione dove sono presenti i soci pubblici, i Popolari per Arezzo chiedono ai rappresentanti di riferimento del comune di Arezzo di giustificare, con urgenza, il loro operato.
L’arroganza del provvedimento, infine, è riscontrabile nel fatto che questo sia stato deciso in pieno periodo estivo senza alcuna partecipazione e confronto con il Comitato Acqua Pubblica e, magari, nella speranza di farlo passare sotto traccia. Senza contare che tutto questo va contro la volontà dei cittadini che, con il referendum di qualche anno fa, votarono per la “ripublicizzazione” del servizio e che ora, al contrario, si trovano a pagare una tra le bollette più alte dell’intero territorio che dovrebbe già comprendere gli oneri e le spese per la manutenzione ed il rinnovamento degli impianti.
«Chiediamo – concludono i Popolari per Arezzo, – l’immediata sospensione del provvedimento e un tempestivo confronto con l’amministrazione comunale, anche perché questa manovra non è stata imposta da alcuna norma ma è suggerita da una semplice delibera di ambito territoriale».