Teatro Petrarca, le note stonate di una serata per pochi intimi

Teatro PetrarcaAREZZO – Il concerto di Martha Argerich per la riapertura del teatro Petrarca rimarrà un’occasione per pochi privilegiati. I Popolari per Arezzo esprimono perplessità rispetto alla scelta di limitare l’accesso alla cittadinanza ad un evento culturale tanto importante che, anziché andare a configurarsi come un momento di festa condiviso e aperto, ha assunto le sembianze di un appuntamento privato. Centinaia di aretini, appassionati di musica e di cultura, non avranno infatti la possibilità di vivere un evento storico per la città di Arezzo per il semplice motivo che due terzi del teatro risultava “riservato”. «Accogliamo con gioia la ripresa dell’attività del teatro Petrarca – commenta Massimo Soletti dei Popolari per Arezzo, – anche se dopo tanti anni d’attesa sarebbe stato preferibile dare la priorità alla partecipazione e all’inclusione della cittadinanza, dunque era necessario invertire le proporzioni tra posti riservati e posti acquistabili. Il concerto di Argerich sarà un momento storico per la città di Arezzo e un’occasione importantissima per la cultura locale, dunque dispiace che alla fine non sia stato valorizzato come un patrimonio della città ma che rischi di essere sfruttato come una mera vetrina politica». Le difficoltà nell’organizzare e nel gestire l’evento sono emerse già nelle fasi che hanno preceduto il concerto inaugurale. L’avvio della prevendita slittato di oltre dieci giorni (dal 30 novembre previsto inizialmente al 10 dicembre) e le difficoltà riscontrate nell’acquisto on-line sono state problematiche che hanno evidenziato una generale impreparazione nell’affrontare l’evento da parte delle strutture competenti. «L’augurio – aggiunge Andrea Gallorini, presidente dei Popolari per Arezzo, – è che non si tratti di un evento spot e improvvisato, ma che a breve venga ufficializzata una vera stagione teatrale e che venga attivato un sito internet dedicato al Petrarca. Questo sarebbe l’unico modo per restituire il teatro alla città e ai cittadini, scongiurando il pericolo che un tesoro come il Petrarca possa essere utilizzato esclusivamente come un’occasione per ottenere consenso politico».

Gli impegni disattesi dal Comune verso i propri dipendenti

Popolari per Arezzo - Scatizzi, Gallorini e Grasso (4) OKAREZZO – Il passo mosso dall’amministrazione verso la Polizia Municipale deve inaugurare una nuova stagione di vicinanza e di ascolto dei seicento dipendenti del Comune di Arezzo. L’accordo raggiunto per il pagamento dei giorni festivi infrasettimanali non saldati alla Polizia ha infatti permesso di revocare lo sciopero dell’8 dicembre, ma i Popolari per Arezzo si augurano che non resti un episodio isolato e che trovi seguito con altre azioni concrete in grado di rendere più efficiente il funzionamento della macchina pubblica. Lo scorso 9 giugno, in piena campagna elettorale, il sindaco Ghinelli ha infatti firmato un documento in cui si impegnava, in caso di successo, ad aprire un dialogo con i dipendenti del Comune per realizzare tredici richieste volte a “tutelare e valorizzare il personale comunale quale risorsa inscindibile del miglioramento dell’amministrazione nell’interesse generale della città”. Di queste tredici, finora, è stata risolta positivamente ma in extremis solo quella che riguardava la vertenza per il pagamento degli arretrati della Polizia Municipale. «I difficili rapporti tra il Comune e le delegazioni sindacali sono un problema che persiste da anni – afferma Andrea Gallorini, presidente dei Popolari per Arezzo, – ma il nuovo sindaco in campagna elettorale ha fornito rassicurazioni ai dipendenti comunali e ha assunto tredici impegni ben precisi. Dopo sei mesi, finalmente ne è stato risolto uno sotto la minaccia di uno sciopero: speriamo che per gli altri dodici non sia necessario arrivare a tanto».
I Popolari per Arezzo, che nei giorni scorsi hanno incontrato alcuni rappresentanti sindacali delle Rsu, chiedono dunque un’urgente azione politica da parte dell’amministrazione che dimostri la volontà di esaudire le tredici promesse. In un contesto di scarse risorse finanziarie e di ridotto turnover, infatti, è vitale puntare su un’efficiente organizzazione e sulla valorizzazione del personale, unica risorsa che può realmente creare un valore aggiunto. Se alcuni dei tredici impegni richiedono tempi prolungati (come il superamento degli atti unilaterali e la riorganizzazione dell’ente), tanti altri possono già essere risolti perché fanno riferimento a questioni pratiche come la riduzione delle spese dirigenziali e l’investimento in mezzi, strumenti e dotazioni tecniche dei vari servizi comunali. «L’attuale sindaco denunciò la mancata assunzione di responsabilità politica della precedente giunta – aggiunge Gallorini, – e la mancata interlocuzione con le rappresentanze sindacali. Fino a lunedì, purtroppo, eravamo ancora nello stessa situazione di limbo da lui denunciata. Il bene della città e il buon funzionamento del Comune dipendono dalla sua volontà, dunque ci auguriamo un definitivo avvicinamento alle posizioni del personale».

Bad Bank di Banca Etruria, una svalutazione a danno degli obbligazionisti

Banca EtruriaAREZZO – Il salvataggio di Banca Etruria non può essere a carico degli obbligazionisti e, di conseguenza, a danno del risparmio e dell’economia del territorio aretino. I Popolari per Arezzo hanno analizzato con attenzione la vicenda dell’istituto di credito, facendo emergere alcune manovre poco chiare contenute nel decreto legge soprattutto per quanto riguarda la creazione della cosiddetta Bad Bank, l’ente che si farà carico dei crediti in sofferenza. Questo nuovo istituto, nato ad hoc per affrontare la crisi, ha ricevuto un capitale di cento milioni di euro con cui dovrà gestire i “non performing loans”, cioè quelle attività la cui riscossione è incerta. La Bad Bank collegata a Banca Etruria prenderà in carico dall’istituto aretino un totale di 8,5 miliardi di euro di crediti in sofferenza che però solo stati svalutati dal decreto legge di ben 7 miliardi, dunque il valore complessivo finale delle sofferenze da riscuotere si ridurrebbe a 1,5 miliardi. «Ci chiediamo la ragione di una tale smodata svalutazione dell’83% – spiegano i Popolari per Arezzo. – Questa manovra è esagerata e assolutamente fuori dal mercato perché il tradizionale accantonamento dei crediti in sofferenza arriva al massimo al 55%, dunque la svalutazione del decreto legge va tutta a danno degli obbligazionisti che vedono la banca perdere importanti risorse. Vorremmo dunque sapere se la determinazione di tale svalutazione è da ritenersi provvisoria e, soprattutto, riteniamo doveroso un corretto riesame degli interessi della nuova Bad Bank che tenga conto della tutela dei risparmiatori». Con una corretta rideterminazione del credito in sofferenza trasferito, infatti, si possono trovare le risorse per restituire quanto meno gli investimenti delle obbligazioni subordinate. Banca Etruria, tra l’alto, è l’unica tra le banche in crisi e soggette al salvataggio a non avere alle spalle una Fondazione, ma solo investitori e risparmiatori privati del territorio: tale azione di svalutazione, dunque, ha la sola conseguenza di impoverire ulteriormente le risorse finanziarie locali. «Un ulteriore aspetto che ci rattrista – continuano i Popolari per Arezzo, – è che è stata utilizzata la stessa cura per malati diversi. Banca Etruria risulta meno compromessa delle altre banche salvate, in particolare sotto il profilo gestionale, dunque non possono essere previste le stesse manovre: chi opera su questa materia deve saper distinguere». La soluzione prospettata dai Popolari per Arezzo è di tipo istituzionale e coinvolge tutte le forze politiche, a partire dai parlamentari e dallo stesso governo, per attivarsi nel modificare il decreto legge. La richiesta è di avviare un lavoro di squadra che non presti attenzione a interessi astratti e lontani, ma che salvaguardi il territorio e i risparmiatori.