AREZZO – Nuovi punti di accesso per ambulanze e pazienti per raggiungere i diversi reparti dell’ospedale San Donato. A richiederli sono i Popolari per Arezzo che, dopo aver raccolto i disagi vissuti da cittadini e associazioni di volontariato per accedere ai vari ambulatori, avanzano l’esigenza di ristudiare la viabilità e le aree di sosta circostanti alla struttura per facilitarne la fruizione soprattutto a chi è barellato o in carrozzina. L’anello esterno dell’ospedale è infatti spesso rallentato o occupato dalle auto parcheggiate che limitano i movimenti delle ambulanze per l’ingresso agli stessi settori, allungando così ulteriormente i tempi degli spostamenti. Il polo è architettonicamente sviluppato in orizzontale con una caratteristica che determina percorsi prolungati per chi deve essere visitato e per chi deve passare dall’esterno all’interno o da un reparto all’altro, dunque si rende necessario studiare soluzioni per facilitarne la reale fruibilità.
I Popolari per Arezzo propongono di dotare l’ospedale di ulteriori punti di accesso dotati di “camere calde” che permetterebbero ai mezzi di soccorso di godere di nuove zone predisposte per la sosta e per il raggiungimento dei vari settori. Tali ingressi permetterebbero di sostare in aree riparate dalle condizioni meteorologiche e, successivamente, di accompagnare in rapidità e sicurezza il paziente nei luoghi di destinazione senza essere rallentato dal traffico delle auto e senza dover percorrere lunghi e tortuosi tragitti. «Da tempo – commentano i Popolari per Arezzo, – sosteniamo la necessità di una riorganizzazione dell’ospedale San Donato per migliorarne l’efficienza e per facilitare i servizi al cittadino. Nei mesi scorsi abbiamo ribadito la necessità di trovare una soluzione per le lunghe liste di attesa e di aumentare i posti letto per le patologie più frequenti, mentre ora presentiamo una problematica che può essere risolta investendo per rendere le strade e gli accessi alla struttura maggiormente funzionali e moderni».
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Sanità, un nuovo affronto ad Arezzo e agli aretini
AREZZO – Arezzo ha i numeri, le professionalità e le strumentazioni per rimanere Unità Operativa Complessa di medicina nucleare e per evitare il declassamento ad Unità Semplice. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che ribadiscono la necessità e l’importanza di scongiurare un ulteriore impoverimento dell’ospedale San Donato a favore di quello di Siena o di altre realtà dell’area vasta, perdendo così un’altra delle sue eccellenze. L’associazione chiede al direttore generale della Asl Toscana Sud-Est Enrico Desideri di giustificare tale declassamento: limitarsi a dire che il decreto ministeriale prevede una sola Unità Operativa Complessa per area vasta non risulta una spiegazione esaustiva e convincente. Perché, allora, non poteva essere scelta Arezzo come sede dell’Unità Operativa Complessa? La città ha un bacino d’utenza superiore a quello di Siena, esegue un numero di esami maggiore e, soprattutto, è l’unica ad avere strumenti diagnostici all’avanguardia come la Pet-Tac che, con le professionalità sviluppate in anni di esercizio e di esperienza, è operativa a pieno regime in supporto alle esigenze del territorio aretino e del resto della regione. Questa strumentazione, tra l’altro, è stata donata dal Calcit grazie a due milioni di euro che sono il frutto dei risparmi e delle attività di solidarietà dei cittadini di Arezzo.
I Popolari per Arezzo chiedono chiarezza anche riguardo ad un’ulteriore contraddizione, dal momento che Desideri ha affermato che nulla cambia nell’operatività della struttura e nei servizi, mentre il Calcit ha evidenziato il rischio futuro di perdere personale, investimenti e professionalità. Un passaggio fondamentale, in questo senso, potrebbe essere fornito dalla Asl specificando con chiarezza e ufficialità il budget previsto per l’acquisto della nuova Pet-Tac nel 2018, un requisito fondamentale per mantenere un reparto d’eccellenza. Alla luce di questa situazione, i Popolari per Arezzo invitano il sindaco e gli altri rappresentanti del territorio in Regione e in Parlamento ad avviare una stretta cooperazione per bloccare il declino della città e per progettare un suo rilancio nella sanità e in altri ambiti, dall’economia alla cultura. «Questo depotenziamento – commentano i Popolari per Arezzo, – rappresenta l’ennesimo schiaffo alla città di Arezzo e agli sforzi economici degli aretini. Se non restano le Unità Operative Complesse nemmeno dove si esprimono strumentazioni e professionalità come la medicina nucleare, come si può pretendere di limitare il declino della città? Questo spiega come mai il ruolo di direttore di questo reparto è rimasto vacante e, nonostante le tante sollecitazioni anche da parte nostra, non si è proceduto ad individuarlo tramite concorso. Negli ultimi anni, in alcune aree della Toscana settentrionale si sono registrati alcuni episodi di inefficienza e di cattiva gestione della sanità, mentre Arezzo si è sempre distinta positivamente: non possiamo certamente accettare queste politiche gestionali a sfavore del San Donato»
Una lettera al governatore regionale per tutelare la sanità aretina
AREZZO – Dai Popolari per Arezzo una lettera indirizzata al governatore regionale Enrico Rossi per tutelare la sanità cittadina. Il pretesto è fornito dalle recenti dichiarazioni sulla riforma sanitaria regionale riferite ad un risparmio di 240 milioni di euro che taglierebbe numerosi servizi al cittadini, riducendo ulteriormente i posti letto negli ospedali e diminuendo il personale tra primari e infermieri. Il rischio evidenziato dai Popolari per Arezzo è dunque quello di veder nuovamente depotenziato l’ospedale aretino del San Donato, con una conseguente perdita di funzionalità e di qualità. Questa situazione sembra paradossale per una città che si è sempre dimostrata sensibile verso la sanità, contribuendo attraverso il Calcit ad esprimere eccellenze in campo medico e chirurgico che hanno permesso di rispondere con servizi all’avanguardia alle esigenze di salute e di prevenzione dei suoi abitanti, e di attirare pazienti anche dai territori limitrofi. «Condividiamo la necessità di eliminare gli sprechi e di razionalizzare le risorse – scrive Giovanni Grasso, vicepresidente dei Popolari per Arezzo, – ma questo non significa attuare meri tagli a discapito dell’assistenza ospedaliera e territoriale che scaricherebbero sulle famiglie l’onere di migrare verso altre realtà per ricevere le cure di cui hanno bisogno. Non è accettabile che la giunta regionale abbia approvato un piano di riorganizzazione sanitaria che mina la funzionalità stessa della sua rete ospedaliera». Particolare attenzione è stata orientata alla riduzione del personale infermieristico, che il governatore Rossi ha dichiarato di voler sostituire con Operatori Socio Sanitari. Questa scelta penalizza una figura professionale frutto di un percorso formativo universitario perseguibile anche dal corso di laurea con sede ad Arezzo, alternandola con una figura di supporto abilitata semplicemente da un attestato regionale. «Disinvestire sulla figura infermieristica – continua Grasso, – significa mettere a rischio i percorsi di assistenza alla persona, alla famiglia e alla collettività. Il professionista della salute, l’infermiere, ha infatti un compito preciso e di elevata complessità tecnico-relazionale che risulta fondamentale sia a livello ospedaliero che domiciliare. Ridurre il numero di infermieri rappresenterebbe un grave deficit per l’intera sanità regionale». Al momento ci sono sei infermieri ogni mille abitanti, un numero molto più basso rispetto agli standard europei, dunque la proposta di legge in questione indebolirebbe e abbasserebbe ulteriormente la qualità della sanità pubblica regionale. I Popolari per Arezzo hanno così chiesto al governatore Rossi di fornire spiegazioni sul futuro previsto per tutti gli infermieri aretini e toscani. «La salute dei cittadini non ha prezzo – chiosa il consigliere comunale Luigi Scatizzi, – occorre chiarezza su una riforma che, se confermata, limiterebbe l’accesso alle prestazioni sanitarie e ridurrebbe considerevolmente la qualità del servizio».