Nuovi punti d’accesso per l’ospedale San Donato

AREZZO – Nuovi punti di accesso per ambulanze e pazienti per raggiungere i diversi reparti dell’ospedale San Donato. A richiederli sono i Popolari per Arezzo che, dopo aver raccolto i disagi vissuti da cittadini e associazioni di volontariato per accedere ai vari ambulatori, avanzano l’esigenza di ristudiare la viabilità e le aree di sosta circostanti alla struttura per facilitarne la fruizione soprattutto a chi è barellato o in carrozzina. L’anello esterno dell’ospedale è infatti spesso rallentato o occupato dalle auto parcheggiate che limitano i movimenti delle ambulanze per l’ingresso agli stessi settori, allungando così ulteriormente i tempi degli spostamenti. Il polo è architettonicamente sviluppato in orizzontale con una caratteristica che determina percorsi prolungati per chi deve essere visitato e per chi deve passare dall’esterno all’interno o da un reparto all’altro, dunque si rende necessario studiare soluzioni per facilitarne la reale fruibilità.
I Popolari per Arezzo propongono di dotare l’ospedale di ulteriori punti di accesso dotati di “camere calde” che permetterebbero ai mezzi di soccorso di godere di nuove zone predisposte per la sosta e per il raggiungimento dei vari settori. Tali ingressi permetterebbero di sostare in aree riparate dalle condizioni meteorologiche e, successivamente, di accompagnare in rapidità e sicurezza il paziente nei luoghi di destinazione senza essere rallentato dal traffico delle auto e senza dover percorrere lunghi e tortuosi tragitti. «Da tempo – commentano i Popolari per Arezzo, – sosteniamo la necessità di una riorganizzazione dell’ospedale San Donato per migliorarne l’efficienza e per facilitare i servizi al cittadino. Nei mesi scorsi abbiamo ribadito la necessità di trovare una soluzione per le lunghe liste di attesa e di aumentare i posti letto per le patologie più frequenti, mentre ora presentiamo una problematica che può essere risolta investendo per rendere le strade e gli accessi alla struttura maggiormente funzionali e moderni».

Sanità aretina, urge una riorganizzazione a servizio dei cittadini

AREZZO – La sanità aretina deve investire maggiormente sulla prevenzione alle malattie. La richiesta arriva dai Popolari per Arezzo che tornano ad evidenziare le numerose problematiche vissute dall’ospedale San Donato che limitano le potenzialità della struttura e che costringono sempre più cittadini ad accollarsi costi per visite private che, in realtà, dovrebbero essere comprese nel servizio sanitario pubblico. Lunghe liste d’attesa per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche che possono oscillare tra i sei e i dodici mesi, posti letto ospedalieri carenti in reparti con grande afflusso come bronco-pneumologia, cardiologia e geriatria, e Pronto Soccorso spesso in difficoltà: tutto questo testimonia un lento peggioramento del servizio, nonostante la presenza all’interno del San Donato di molti settori d’eccellenza. Questo scenario necessita dunque di una profonda riorganizzazione per ritrovare l’efficienza e, soprattutto, per stimolare quella cultura della prevenzione che, in molti casi, può essere necessaria per individuare in tempo le malattie e per salvare vite. «Deve essere garantita il più possibile la parità di accesso alle cure a tutti i cittadini, a prescindere dalla condizione sociale ed economica – spiegano i Popolari per Arezzo. – La trascuratezza della malattia di una persona può compromettere la salute di un’intera collettività. Il nostro servizio sanitario è molto costoso e assorbe gran parte delle risorse del bilancio regionale ma proprio per questo è necessario renderlo efficiente ed efficace. Visite e prestazioni diagnostiche non sempre sono erogate con la giusta rapidità dal sistema sanitario pubblico e questo comporta una carenza molto sentita dalla popolazione che trova riscontro, per chi può permetterselo, nella sanità privata praticamente senza liste d’attesa».
Alla luce di tutto questo, i Popolari per Arezzo avanzano l’esigenza di razionalizzare le spese legate alle pesanti e costose strutture amministrative, per potenziare la presenza di medici, infermieri e operatori sanitari. In parallelo devono essere aumentati i posti letto per le patologie statisticamente in aumento, ritagliando così la sanità sulle reali esigenze dei cittadini. Nell’attuale fase di dismissione o depotenziamento degli ospedali periferici, infine, è necessario costruire una buona rete di servizi sul territorio con visite puntuali e tempestive che possano prevenire l’esigenza di ospedalizzazione. «Un sistema sanitario solidale e completato dal supporto della sanità privata – aggiungono i Popolari per Arezzo, – è il modo per rendere il servizio pubblico equo e accessibile a tutti, ma per fare questo è necessaria una riorganizzazione dettata dalle esigenze dei cittadini e non da quelle della dirigenza o della politica. Senza queste operazioni, infatti, la tanto sponsorizzata prevenzione diventa una parola vuota e un mero slogan, ma poco attinente con la salute delle persone e della collettività».

Sanità, un nuovo affronto ad Arezzo e agli aretini

Ospedale San Donato2AREZZO – Arezzo ha i numeri, le professionalità e le strumentazioni per rimanere Unità Operativa Complessa di medicina nucleare e per evitare il declassamento ad Unità Semplice. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che ribadiscono la necessità e l’importanza di scongiurare un ulteriore impoverimento dell’ospedale San Donato a favore di quello di Siena o di altre realtà dell’area vasta, perdendo così un’altra delle sue eccellenze. L’associazione chiede al direttore generale della Asl Toscana Sud-Est Enrico Desideri di giustificare tale declassamento: limitarsi a dire che il decreto ministeriale prevede una sola Unità Operativa Complessa per area vasta non risulta una spiegazione esaustiva e convincente. Perché, allora, non poteva essere scelta Arezzo come sede dell’Unità Operativa Complessa? La città ha un bacino d’utenza superiore a quello di Siena, esegue un numero di esami maggiore e, soprattutto, è l’unica ad avere strumenti diagnostici all’avanguardia come la Pet-Tac che, con le professionalità sviluppate in anni di esercizio e di esperienza, è operativa a pieno regime in supporto alle esigenze del territorio aretino e del resto della regione. Questa strumentazione, tra l’altro, è stata donata dal Calcit grazie a due milioni di euro che sono il frutto dei risparmi e delle attività di solidarietà dei cittadini di Arezzo.
I Popolari per Arezzo chiedono chiarezza anche riguardo ad un’ulteriore contraddizione, dal momento che Desideri ha affermato che nulla cambia nell’operatività della struttura e nei servizi, mentre il Calcit ha evidenziato il rischio futuro di perdere personale, investimenti e professionalità. Un passaggio fondamentale, in questo senso, potrebbe essere fornito dalla Asl specificando con chiarezza e ufficialità il budget previsto per l’acquisto della nuova Pet-Tac nel 2018, un requisito fondamentale per mantenere un reparto d’eccellenza. Alla luce di questa situazione, i Popolari per Arezzo invitano il sindaco e gli altri rappresentanti del territorio in Regione e in Parlamento ad avviare una stretta cooperazione per bloccare il declino della città e per progettare un suo rilancio nella sanità e in altri ambiti, dall’economia alla cultura. «Questo depotenziamento – commentano i Popolari per Arezzo, – rappresenta l’ennesimo schiaffo alla città di Arezzo e agli sforzi economici degli aretini. Se non restano le Unità Operative Complesse nemmeno dove si esprimono strumentazioni e professionalità come la medicina nucleare, come si può pretendere di limitare il declino della città? Questo spiega come mai il ruolo di direttore di questo reparto è rimasto vacante e, nonostante le tante sollecitazioni anche da parte nostra, non si è proceduto ad individuarlo tramite concorso. Negli ultimi anni, in alcune aree della Toscana settentrionale si sono registrati alcuni episodi di inefficienza e di cattiva gestione della sanità, mentre Arezzo si è sempre distinta positivamente: non possiamo certamente accettare queste politiche gestionali a sfavore del San Donato»