AREZZO – Quali sono le intenzioni dell’amministrazione comunale verso la Casa delle Culture? A sollevare la domanda sono i Popolari per Arezzo che chiedono chiarimenti sul futuro di un servizio che rischia di perdere il suo prezioso ruolo di informazione e di consulenza nei confronti, principalmente, degli stranieri residenti in città. Tra poche settimane scadrà infatti l’affidamento degli immobili e della gestione dei servizi ma ancora non è stato presentato il nuovo bando per la riassegnazione, né pare chiara l’intenzione della giunta a riguardo. I Popolari per Arezzo ricordano l’importante ruolo che la Casa delle Culture svolge sul territorio, configurandosi come un luogo di integrazione e come una delle poche realtà capaci di generare esperienze positive di coesione tra la città e le sue comunità straniere.
Questo sportello unico di servizi al cittadino straniero, infatti, risponde ogni giorno alle esigenze di tanti giovani e di tante famiglie fornendo informazioni e indirizzi su permessi, ricongiungimenti familiari, ritorni volontari assistiti, doposcuola e tanti altri corsi per conoscere gli aspetti culturali e identitari del territorio, permettendo così uno snellimento e una riduzione del lavoro degli altri uffici comunali. Oltre a garantire la corretta inclusione e appartenenza agli stranieri, la Casa delle Culture merita attenzione anche per l’utilizzo che ne fanno gli stessi aretini per quanto riguarda gli ambienti destinati a lettura e documentazione, mostre e dibattiti, convegni ed altre iniziative. «Almeno per una volta l’amministrazione deve essere chiara e spiegare come intende procedere – commenta Massimo Soletti dei Popolari per Arezzo. – È nell’interesse di tutti un atto di responsabilità rivolto a quella dimensione dell’immigrazione ormai stanziale, quotidiana e lecita. Se la giunta ritiene troppo onerosa la gestione della Casa delle Culture può provvedere ad un bando più sostenibile che però mantenga le attività necessarie per una corretta integrazione, ma riteniamo che una rinuncia globale non possa essere accettabile».
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Contraddizioni e carenze del regolamento per il centro storico
AREZZO – Il recente “Regolamento per la tutela e il decoro del centro storico” evidenzia alcune contraddizioni e carenze dell’attuale amministrazione comunale. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che, in passato, avevano già richiesto una limitazione al proliferare di call-center, self-service o sale giochi per tutelare il decoro urbano e che, di conseguenza, apprezzano e condividono i contenuti della norma votata nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Allo stesso tempo, l’associazione evidenzia come alcuni aspetti del regolamento siano incoerenti con le politiche attuate nell’ultimo biennio che non sono state in grado di valorizzare turisticamente il centro storico o di proporre eventi volti a promuovere l'”aretinità”. Il regolamento è stato infatti varato anche come uno strumento orientato a migliorare l’esperienza del visitatore attraverso le tipicità e le tradizioni locali, ma questa volontà cozza con alcuni dei principali eventi organizzati ad Arezzo come l’attuale mercato tirolese o lo storico mercato internazionale che, nonostante i numeri positivi, di aretino hanno ben poco. «Appreziamo l’idea di un regolamento che possa migliorare la visita del turista facendogli scoprire i prodotti del territorio – commenta Massimo Soletti dei Popolari per Arezzo, – ma chiediamo allora coerenza all’amministrazione che finora si è fatta vanto di portare nel centro storico eventi che valorizzano prodotti e tradizioni provenienti da altre regioni, altri Paesi e altre culture, come sta succedendo ora con il mercatino tirolese».
Approvato il regolamento, i Popolari per Arezzo si augurano che questo venga ora seguito da azioni concrete in sostegno ai commercianti e all’economia del centro storico attraverso la valorizzazione culturale e turistica della città. L’associazione ritiene necessario attuare strategie lungimirante per veicolare l’identità e i tesori artistici del territorio, riuscendo a canalizzare importanti flussi di visitatori verso le ricchezze del centro storico e a diffondere l’immagine di Arezzo in Italia e nel mondo. In questo senso, i Popolari per Arezzo ribadiscono contrarietà alla nascita delle fondazioni dedicate alla cultura e al turismo verso cui permangono ancora forti dubbi riferiti alle finalità, alla durata, alle risorse e al personale a loro dedicato. «Queste fondazioni – aggiunge Soletti, – sembrano solo un nuovo “carrozzone” per deresponsabilizzare un’amministrazione che finora ha ottenuto ben pochi risultati legati alla cultura e alla promozione turistica. Per essere realmente funzionale, il regolamento per il centro storico deve essere affiancato anche da politiche mirate per valorizzare l’identità della città e il suo patrimonio artistico, come succede in altri Comuni dove già sono in vigore ordinanze simili. Lo spirito alla base di queste operazioni, infatti, non deve essere quello dell'”anti-kebab” e della lotta al non-aretino ma alla base di tutto deve esservi la reale volontà di sostenere le attività commerciali del centro storico avvalendosi di cultura e turismo».
Arezzo necessita di ritrovare la propria identità turistica
AREZZO – Il rilancio turistico di Arezzo deve passare attraverso il grande patrimonio culturale e artistico del suo territorio. A sostenerlo sono i Popolari per Arezzo che, pur riconoscendo il positivo impatto in termini di presenze degli attuali appuntamenti natalizi o di Back in Time, criticano la giunta per non essere riuscita in due anni e mezzo di operato a canalizzare importanti flussi di visitatori verso le ricchezze del centro storico e a diffondere in Italia e nel mondo l’immagine di una città da visitare con calma e in serenità. In questo senso, l’associazione esprime contrarietà alla logica dei grandi eventi intrapresa dall’attuale giunta che rappresentano occasioni isolate per catalizzare grandi folle di persone ma che non sono accompagnati da una strategia coerente e lungimirante per veicolarne l’identità e i tesori artistici. «La promozione di Arezzo non può passare esclusivamente dall’organizzazione di eventi spot che, molto spesso, sono stati legati al cibo – spiega Massimo Soletti. – A mancare è l’inserimento della città in più proficui circuiti turistici, capaci di catalizzare costantemente visitatori nell’interesse di tutto il territorio».
Gli eventi organizzati dall’attuale amministrazione hanno privilegiato prevalentemente location come la fortezza e piazza Grande, permettendo così ad una parte della città alta di essere affollata e riscoperta. I Popolari per Arezzo esprimono però preoccupazione perché si tratta di iniziative che catalizzano migliaia di persone in singole giornate ma che non forniscono soluzioni all’esigenza di far vivere il centro storico per tutto l’anno e di dare ossigeno alle sue attività commerciali. L’associazione ritiene necessario iniziare ad operare anche in altre zone della città come quella di San Domenico che è rimasta ai margini nonostante un altissimo potenziale turistico dovuto alla presenza del Crocifisso di Cimabue, di Casa Vasari e del vicino parcheggio Pietri. In questo senso potrebbero essere previste, nel corso degli eventi, aperture straordinarie e gratuite dei musei e delle altre ricchezze cittadine per favorirne la scoperta e la visita. Nel frattempo, i Popolari per Arezzo ritengono necessario maturare una più radicata cultura istituzionale che consenta di sopperire alla mancanza di risorse attraverso la creazione di sinergie tra soggetti pubblici e privati, con l’amministrazione che ha il dovere di sostenere, ad esempio, il lavoro svolto da enti quali la Camera di Commercio e Arezzo Fiere e Congressi per sviluppare occasioni di turismo fieristico. «Le monumentali Logge Vasari richiedono manutenzione – conclude Soletti. – Alcuni spazi dell’ex tribunale risultano ancora inutilizzati e potrebbero essere valorizzati. Il restauro dello splendido polittico della Pieve realizzato da Lorenzetti fatica a proseguire e a tornare una preziosa risorsa turistica. È necessario trovare risorse per la manutenzione e la cura dei nostri beni, con la consapevolezza che per fare grande Arezzo bisognerebbe iniziare a valorizzare quello che già la città possiede».